25.4.16

 






 


 
 

Che bella giornata è stata.

Canzoni del giorno:
Amy Winehouse - He can only hold her. Appena ci si sveglia.
Bebel Gilberto - Bananeira
Lou Reed - Perfect day. Mi sembra ovvio

24.4.16

Bruce Chatwin - In Patagonia. Perché i sogni possono diventare realtà.
Sant Jordi 2016, 1 giorno dopo. Un libro e una rosa alla grotta azzurra, sotto una pioggia incesssante, milioni di onde tuonanti, infinite nuvole nere e pericolosi scogli scivolosi.
Peace and Love.


Canzoni del giorno:
Astrud Gilberto & Stan Getz - The girl from Ipanema

23.4.16



Canzoni del giorno:
Bombay Bicycle Club - What you want
The Cardigans - After all (demo version '93)
Peter Gabriel - The book of love

Books and roses. Everywhere.

22.4.16


Canzoni del giorno:
Hugh Masekela, Marcus Miller, Lee Ritenour - Stimela. They think about the loved ones they may never see again because they might have already been forcibly removed. Dall'international jazz day 2013. Grazie Erik.

Film del giorno:
Feast of love. Sometimes you don't know you've crossed a line until you're already on the other side. Of course, by then it's too late. Trovato per caso a cena.
Lo chiamavano Jeeg Robot. Dopo cena.




21.4.16

Cose da salvare in caso di incendio.
L'ho iniziato, alla fine. Dietro l'arco, sulla pietra.

Canzoni del giorno:
Sparklehorse - Comfort me
Malika Ayane - Something is changing

20.4.16


"Uno spazio che tiene uniti tra loro passato, presente e futuro, dove nulla si perde."

Canzoni del giorno:
Beach House - Other people. Right place at the wrong time.
Samuele Bersani - Psycho
Richard Hawley - Sometimes I feel. Sometimes if you wanna know which way your train is going, all you've gotta do is dare to catch it.


19.4.16




"Silvia, ora suono alla porta. Manda Chiara ad aprire." Non ne sapeva nulla.
Esprimi un desiderio.
© Flavio

Napoli-Roma-Ancona-San Silvestro di Senigallia.
Oggi ho finito il libro di Alessio e ho fatto una sorpresa a Chiara per il suo non compleanno.
Silvia poi ce ne ha fatta una a me e a lei.

Canzoni del giorno (oggi da film)
Alexi Murdoch - Song for you. Ritrovata in una mail. American life OST.
Alabama Shakes - Gimme all your love. Joy OST.

18.4.16










La lanterna rossa di Torre Annunziata.
Capri, sullo sfondo.
Ma cuando.

Rcordati.

Le istituzioni finalmente instaurano il tanto millantato dialogo con i rappresentanti di categoria.
Ora è ombra. Sarà luce.

Trasferta a Napoli.
No, a Ercolano.
No, Torre del Greco.
Ho parlato, é andata bene.

Canzoni del giorno:
Amy Winehouse - Wake up alone. In filodiffusione appena entrato nell'albergo. Amy.
The Isley Brothers - This old heart of mine

Buonanotte

17.4.16



Una bambina in bicicletta.
"Aspettavo te per comprare un nuovo apparecchio fotografico."

"C’era una volta.
Così iniziano tutte le favole e così merita di iniziare anche la storia di Hugo Pratt, storia che impone, a chi ha il compito di narrarla, di essere raccontata proprio come una favola.
Dunque c’era una volta a Venezia una Corte, ossia un cortile interno o, più in generale, uno spazio aperto esclusivo, limitato al beneficio di pochissime abitazioni, il cui nome era Corte Sconta, che in veneziano vuol dire nascosta o arcana. Per chi volesse cercarla sulle cartine, oggi, però, il nome è cambiato in Corte Botera, probabilmente per l’antica presenza di una bottega di fabbricanti di botti.
Qui il piccolo Hugo Pratt accompagnava la nonna a trovare una vecchia amica e, mentre le due anziane signore giocavano a carte e parlavano in una lingua incomprensibile ad un bambino, sfogliava con lo sguardo gli antichi cimeli che giacevano sugli scaffali, abbandonando la vita vera ed entrando in quella vita immaginata, fatta di storie, personaggi ed avventure, dalla quale non sarebbe mai più uscito.
Forse già vestito dei panni di Corto Maltese, il marinaio che diventò la sua più grande creazione, oltre che il suo alter ego e migliore amico, Pratt iniziò così a viaggiare. Ed essere un cittadino del mondo dovette risultare semplice, oltre che naturale, per quel ragazzo che vedeva concentrarsi in lui patrimoni genetici convergenti da punti cardinali e culture tra loro opposte: il padre era un militare romagnolo fatto prigioniero e morto in un campo di concentramento in Africa, la madre una veneziana appassionata di esoterismo e scienze occulte, figlia di un poeta dialettale ebreo e marrano, il nonno paterno era inglese e la nonna di origini turche.
Hugo Pratt fu quasi costretto a viaggiare, con la fantasia e non solo, suggestionato dalle storie di popoli lontani e vicini, che conosceva ancor prima che qualcuno gliele raccontasse, insite nel suo genoma. Fu lui stesso a dire che la sua vita era cominciata ben prima che lui nascesse e che sarebbe continuata, anche senza di lui, per molto tempo.
Dicono che non riuscisse a restare per più di un mese nello stesso posto, sempre in cerca di nuove terre, nuove avventure da immaginare e da far vivere a Corto Maltese, che era la proiezione ideale delle sue evasioni continue e necessarie dalla realtà. Così ci furono l’Argentina, l’Irlanda, l’Egitto, la Cina. Toccò tutto il mondo, con la mente e con il cuore ancor prima che con le suole.
Ma come dice Cesare Pavese ne La Luna e il Falò “un paese ci vuole, non fosse altro che per il gusto di andarsene via”, ed il paese di Hugo Pratt, nonostante fosse nato, quasi per errore, a Rimini, era Venezia. A Venezia passò la sua infanzia e da Venezia partì per la prima volta, da quella casa piena di oggetti misteriosi in Corte Sconta. Ed ogni storia, ogni suggestione, cominciava da lì, da quella città che, proprio come Pratt, è il risultato incredibile della convivenza di popoli, razze e culture diverse.
Venezia, a pensarci bene, è una metafora gigante del viaggio e dell’incontro, un miracolo che si regge sull’acqua, una città che galleggia su un tapis roulant sterminato, che la porta ovunque pur non muovendola mai, crogiolo di incontri tra etnie, casa immobile ed al contempo ambulante.
E Hugo Pratt, il marinaio, non poteva che nascere qui (artisticamente parlando). Tutto il suo corpo parlava di mare, dal colore degli occhi alla ruvidità della pelle, dalla stazza imponente al cappotto blu. Aveva la fortuna di navigare per passione e non per necessità, così come per passione visse tutta la sua vita, provocando, in chi lo conosce, una profonda invidia. Se i bambini sapessero, fin dalla più tenera giovinezza, chi è Hugo Pratt, probabilmente più nessuno vorrebbe fare l’avvocato.
Ma chi era in fondo Hugo Pratt?
Un viaggiatore sicuramente, di certo un grande artista, tanto che Laura Scarpa, fumettista veneziana, disse che dopo Canaletto, Tiziano e Tiepolo venne lui, un coltissimo scrittore, tanto che Umberto Eco affermò che quando voleva divertirsi leggeva Hegel e quando voleva impegnarsi leggeva Pratt; ma più di tutto fu un sognatore, o almeno ciò che rimane di un sognatore quando riesce a realizzare i suoi sogni.
Arrivare a Corte Sconta detta Arcana è relativamente semplice: da Rialto si prosegue in direzione di Campo SS. Giovanni e Paolo, una volta lì ci si incammina lungo Salizada San Zanipolo fino a Corte Veniera, la quinta a destra, quindi si svolta. Pochi metri e ci si ritrova sull’orlo, dove Venezia incontra l’acqua, allora si continua a camminare con le spalle al muro, stando attenti a non cadere, suggestionati dalle storie in cui gli esploratori si ritrovano a risalire la montagna lungo un sentiero stretto, a strapiombo sul burrone. Poi il bordo si allarga e si arriva, con grande delusione, davanti ad un cancello.
Lì dietro c’è Corte Sconta, nascosta davvero dalle inferiate di ferro che gli abitanti hanno messo a baluardo della loro vita privata, impedendo a chi ha voglia di sognare, la visione del luogo in cui iniziò la fantastica avventura di Hugo Pratt.
Ma per chi è un sognatore ed un uomo d’avventura quel cancello non è altro che l’ennesima prova da superare, e non esita ad aprirsi sospinto dalla fantasia, che aiuta a percepire con palpabile certezza che in Corte Sconta c’era una volta, ma c’è ancora oggi, Hugo Pratt.
"

Volevo passare la mattina a Trastevere, alla mostra del fumetto, per le tavole di Corto, e perdermici. Non ci sono riuscito.
Ho un po' di tempo per sperare nel maltempo, in un attracco a Venezia e nella ricerca di Corte Sconta. 

Canzoni del giorno:
Tudd Rundgreen - I saw the light. La prima volta, dal 19 febbraio.
Florence + The Machine - Queen of peace. Like the stars chase the sun.
Of Monsters and Men - Empire (live from Coachella, due giorni fa), poi Hunger. Poi tutto l'album nuovo, Beneath the skin. Cazzo se manca.
Sufjans Stevens - Should have known better


16.4.16

Per favore, datele da bere al posto mio, che per un paio di giorni non ci sarò.
La trovate alla mia finestra, girato l'angolo.
Grazie.
Il pranzo di compleanno, un giorno dopo.
Il cinema più bello di Roma, Azzurro Scipioni.
"Scegli quelli che preferisci".


15.4.16

LU-NA.
Guarda la luna.

Canzoni del giorno:
Joy Division - Atmosphere
Adanowsky - You are the one
Levante - Caruso Pascoski (ché è venerdi e un pò di ritmo serve, sebbene Abbi cura di te...)

Poesia del giorno:
Carlos Varela - Una palabra

Una palabra no dice nada
y al mismo tiempo lo esconde todo,
igual que el viento que esconde el agua
como las flores que esconde el lodo.

Una mirada no dice nada
y al mismo tiempo lo dice todo,
como la lluvia sobre tu cara
o el viejo mapa de algun tesoro.

Una verdad no dice nada
y al mismo tiempo lo esconde todo,
como una hoguera que no se apaga,
como una piedra que nace polvo.

Si un dia me faltas no sere nada
y al mismo tiempo lo sere todo,
porque en tus ojos estan mis alas
y esta la orilla donde me ahogo.

Porque en tus ojos estan mis alas
y esta la orilla donde me ahogo.
Una parola non dice nulla
e allo stesso tempo nasconde tutto,
come il vento nasconde l'acqua,
come i fiori che nascondono il fango.

Uno sguardo non dice nulla
e allo stesso tempo dice tutto,
come la pioggia sopra il tuo viso
o la vecchia mappa di qualche tesoro.

Una verità non dice nulla
e allo stesso tempo nasconde tutto,
come un falò che non si spegne,
come la pietra che nasce polvere.

Se un giorno mi mancassi, non sarei nulla
e allo stesso tempo sarei tutto,
perché nei tuoi occhi ci sono le mie ali
e c'è la riva dove mi affogo.

Perché nei tuoi occhi ci sono le mie ali
e c'è la riva dove mi affogo.

Alessandra compie 29 anni e mio Nonno ne fa 86!
Domani lo vedo e lo abbraccio.